Un obiettivo di 23.000 megawatt (MW) alla fine del 2016 e incentivi per 6-7 miliardi di euro all’anno. Questo quanto previsto dal testo della bozza del quarto energia – ancora all’esame tecnico del ministero dello Sviluppo economico – sugli incentivi per il settore fotovoltaico. Il provvedimento, che torna a normare sulle rinnovabili dopo il decreto legislativo approvato a marzo dal governo, si compone di 25 articoli ed e’ valido per un periodo di poco meno di cinque anni, dal primo giugno di quest’anno fino al 31 dicembre 2016. Un meccanismo alla tedesca con gli incentivi che diminuiscono man mano che aumenta la potenza installata, e le tariffe che scendono una volta superati i limiti annuali. Lo prevede il testo della bozza del quarto Conto energia – alle battute finali dei tecnici del ministero dello Sviluppo economico – che regolera’ gli incentivi per il settore fotovoltaico. Per i prossimi due anni l’obiettivo del fotovoltaico sara’ – secondo il testo della bozza – di 3.100 megawatt (Mw) pari a incentivi stimati per 820 milioni di euro. Per quanto riguarda il 2011, si partira’ dal primo giugno (dopo l’approvazione da parte del governo di un decreto legislativo che e’ intervenuto sul terzo conto energia approvato nell’agosto 2010) fino al 31 dicembre con un obiettivo di potenza di 1.350 Mw e con un limite di 447 milioni di euro. Per il 2012 l’obiettivo sara’ portato a 1.750 Mw e gli incentivi a 373 milioni. Il provvedimento definisce ”disposizioni transitorie” quanto viene regolato in questi due anni. -Ansa-
Investimenti che crescono di oltre il 125% in quattro anni (2005-2009), l’Europa che sfiora il 9% di consumo energetico ‘pulito’, e l’Italia che – nonostante le discussioni interne – e’ la sesta la mondo per potenza complessiva. E’ questa, per quanto le cifre siano in continua evoluzione, un’istantanea sulle cosiddette energie rinnovabili a livello globale. Le fonti rinnovabili rappresentano il 17,9% della produzione mondiale di energia elettrica (sulla base di una pubblicazione dell’Enea che cita il ‘Renewables information 2009′ dell’Agenzia internazionale per l’energia, l’International energy agency), per un’incidenza sull’offerta mondiale totale di energia primaria del 12,4%. Il resto della produzione e’ fondata sul carbone per il 41,6%, sul gas per il 20,9%, sul nucleare (13,8%) ed sul petrolio (5,7%). La Cina – si osserva nel recente ‘The Energy report’ del Wwf – ha invece aumentato di 37 Gigawatt (Gw) la produzione di energia rinnovabile, portando cosi’ la propria potenza rinnovabile totale a 226 Gw, pari a quattro volte la potenza necessaria per soddisfare il consumo totale di picco di energia elettrica della Gran Bretagna, o piu’ del doppio della potenza elettrica totale dell’Africa. In Europa e negli Stati Uniti piu’ della meta’ di tutta la nuova potenza elettrica installata nel 2009 proviene da fonti rinnovabili. Nei Paesi in via di sviluppo oltre 30 milioni di famiglie dispongono di generatori di biogas per la cottura e per l’illuminazione, e almeno 70 milioni di famiglie in tutto il mondo riscaldano l’acqua usando i raggi solari. Le tendenza dei mercati mondiali – secondo un dossier dell’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente (Iefe) dell’universita’ Bocconi (in collaborazione con Ernst and Young) – mostrano come ci siano investimenti maggiori nelle energie rinnovabili, per 163 miliardi di dollari, rispetto a quelli nelle fonti energetiche convenzionali. Nel 2010, spiega infatti l’Istituto bocconiano, le rinnovabili hanno raggiunto un quarto della capacita’ mondiale complessivamente installata con una crescita degli investimenti globali di oltre il 125% tra il 2005 e il 2009, sia per l’elettricita’ che per il calore e i biocarburanti. Per lo Iefe i Paesi che nel 2010 hanno messo in campo misure di sostegno delle energie rinnovabili risultano 100 (erano 55 nel 2005): l’Europa rimane l’area maggiormente coinvolta con 43,7 miliardi di investimenti ma l’Asia, a 40,8 miliardi forte della crescita cinese, e’ destinata a superarla. Il 43% degli investimenti riguarda l’eolico, a seguire il solare (18%) e i biocarburanti (17%). L’Italia – a detta dell’ultimo rapporto Eurispes – si attesta al sesto posto come potenza cumulata nella classifica mondiale, mentre in Europa la quota di consumo proveniente dalle rinnovabili e’ pari all’8,39% del totale (36,46% per il petrolio, 24,50% per il gas, 13,44% per il nucleare). Nell’Ue a 27 si concentra il 17,5% della produzione mondiale, di questa il 13% viene prodotta in Italia (leader e’ la Svezia con il 16%). Le previsioni per l’Europa al 2030 attribuiscono il 64% di nuova capacita’ alle rinnovabili, con il gas che dovrebbe produrre il 17%, il carbone il 12%, il nucleare 4%, e il petrolio si dovrebbe fermare al 3%. E a proposito di un futuro energetico ‘verde’, calcolando che 1,5 miliardi di persone ad oggi non hanno accesso all’elettricita’, il Wwf ha indicato la strada da percorrere per arrivare, adottando ‘soluzioni ad hoc’, al 2050 traendo il 100% dell’energia di cui abbiamo bisogno dalle rinnovabili. -Ansa-
Le “vecchie” lampadine a incandescenza hanno oramai i giorni contati. Per legge, infatti, la vendita di quelle da 100 e da 75 watt è già vietata, quella delle lampade da 60 watt si fermerà a settembre 2011 e per i bulbi da 40 e da 25 watt scatterà nel 2012. Le alternative non mancano, a cominciare dalle lampadine fluorescenti compatte (cfl) che promettono consumi di circa il 75% inferiori e una durata fino a 10 volte più lunga. Una rivoluzione vantaggiosa. Eppure non priva di critiche: c’è chi sostiene che facciano una luce poco brillante e che il tempo di accensione sia ancora troppo lento, nonostante il costante perfezionamento delle case produttrici. Senza contare che sulle fluorescenti pesa la pericolosità del mercurio che contengono, che costringe a trattarle come rifiuti pericolosi (non possono essere smaltite, dunque, nella campana del vetro) e a fare molta attenzione se si dovessero rompere in casa. Nonostante tutto, però, le fluorescenti compatte sono le moderne eredi delle lampade a incandascenza e dominano il mercato.
Finmeccanica si prepara a concludere l’operazione Ansaldo Energia. E il consiglio di amministrazione che oggi dovrà deliberare sulla cessione del 45% della controllata, probabilmente sarà chiamato a valutare anche le notizie in arrivo da Bruxelles. Dove, domani, si attende la decisione formale del 27 Ue in merito al congelamento della partecipazione del 2%della Lia nel gruppo guidato da Pier Francesco Guarguaglini. Anche se il congelamento degli asset non pregiudica comunque la governance di Finmeccanica e delle altre società coinvolte. Oggi, dunque, è in agenda il cda straordinario di Finmeccanica chiamato a deliberare la cessione del 45% di Ansaldo Energia al fondo americano First Reserve Corporation. La cessione aprirà ad Ansaldo Energia nuovi mercati ed è propedeutica a un’Ipo che dovrebbe avvenire nel giro di tre-quattro anni. L’operazione avverrà attraverso la cessione della società energetica a una newco che sarà partecipata al 55% dalla stessa Finmeccanica e al 45% da First Reserve. Il deal ha un valore appena superiore al miliardo di euro, ma nelle casse del gruppo, a valle della stessa operazione, finirà una cifra netta compresa fra i 300 e i 400 milioni. Obiettivo principale di Guarguaglini, oltre a quello di un’ulteriore valorizzazione di Ansaldo Energia in termini commerciali, anche grazie al know how del fondo Usa che è specializzato nel settore energetico, è tagliare parte dell’indebitamento con i proventi della cessione. Finmeccanica ha chiuso il 2010 con un indebitamento netto di 3,13 miliardi, mentre il target del gruppo a fine 2011 è portarlo sotto i 2,5 miliardi. Dei 650 milioni di taglio del debito, ha indicato il condirettore generale di Finmeccanica Alessandro Pansa alla comunità finanziaria la scorsa settimana, il «50-55%» arriverà appunto da Ansaldo Energia. Una cifra di fatto coincidente con i 300-400 milioni che dovrebbero arrivare come provento della cessione del 45% della società. Infine, ieri Finmeccanica ha comunicato di essersi aggiudicata commesse per un valore di circa 320 milioni di euro attraverso le proprie aziende controllate AgustaWestland, Drs Technologies, Selex Sistemi Integrati, Selex Galileo, Ansaldo Sts e Selex Communications. Ansaldo Sts ha invece incassato da Ratp, la società addetta alla gestione della metropolitana di Parigi, il rinnovo del contratto per la manutenzione, sia preventiva che correttiva, dei sistemi e servizi di segnalamento su alcune linee della metropolitana Il contratto, per un valore di 17,8 milioni di euro, ha una durata di tre anni con opzione di proroga per altri due (per ulteriori 11 milioni di euro). -finanza&mercati-
Non siamo ai livelli della Corea del Sud, dove il tasso di penetrazione arriva al 52%, e neanche di Giappone, Emirati Arabi o Taiwan. Eppure nella vecchia Europa la fibra ottica è cresciuta in sei mesi del 18%: oggi gli abbonati fiber-to-the home sono quasi 3,9 milioni (8,1 milioni considerando la Russia). I dati sono stati presentati durante l’annuale conferenza di Ftth Council Europe che si è conclusa a Milano con 3.000 visitatori all’attivo e quasi 100 espositori provenienti da tutto il mondo. Ieri Carlota Perez, esperta internazionale sugli effetti socio-economici del cambiamento tecnologico, e Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione Europea, responsabile per l’Agenda Digitale, hanno evidenziato le opportunità che la fibra ottica può creare per l’Europa, sia sotto l’aspetto sociale sia in termini di business. Nella classifica di Ftth Council Europe, la graduatoria dei paesi in cui più dell’1% delle famiglie è abbonato ai servizi in fibra, l’Italia è 17esima, scavalcata quest’anno da Francia, Portogallo e Repubblica Ceca. Il Belpaese conta a fine dicembre 2010 circa 348.000 abbonati con questa tecnologia. Secondo gli analisti l’Italia raggiungerà il 20% della penetrazione, percentuale minima per definire maturo lo sviluppo della tecnologia, non prima del 2019. Non si tratta di una performance positiva, ma neanche drammatica, visto che Gran Bretagna, Germania e Spagna sono del tutto assenti dalla graduatoria. Ai primi posti in Europa ci sono Lituania, Svezia, Slovenia e Slovacchia.
In Italia ci sono oltre dieci milioni di condomìni, nei quali vive la metà delle famiglie italiane – 43 milioni di persone – e che ogni anno movimentano 15,6 miliardi di spese. Spesso però i palazzi sono teatro di conflitti, provocati dalle divergenze di opinioni e dalla difesa degli interessi personali di chi ci abita. Ci sono oltre un milione le cause civili pendenti: quasi il 50 per cento riguardano il condominio. In media però sono due milioni gli italiani che ogni anno fanno causa, il più delle volte vedendosi respingere il ricorso di fronte al giudice di pace. È giunto ora alla Camera per l’approvazione definitiva il nuovo regolamento di condominio. Una piccola rivoluzione che punta a ridurre la litigiosità dei condomini, rendendo più snella e trasparente la gestione. Ecco le novità. Aumentano i poteri e le responsabilità degli amministratori, il cui mandato sarà biennale. Dovranno stipulare un’assicurazione a garanzia degli atti compiuti e iscriversi aun registro alla Camera di commercio. Gli amministratori saranno obbligati ad agire contro i morosi , altrimenti risponderanno dei danni arrecati al condominio. Verrà resa più trasparente la contabilità, con l’obbligo di redigere il rendiconto. È prevista una procedura accelerata per i lavori in caso di pericolo. Ci sarà la possibilità di procedere alla cessione e alla divisione delle parti comuni attraverso la formula della “sostituzione”: se si vende l’ex casa del portiere il denaro dovrà essere utilizzato, ad esempio,per comprare posti auto. Per approvare l’operazione basterà l’ok della maggioranza dei condomini che rappresentino almeno due terzi dei millesimi. Chi vorrà staccarsi dall’impianto centralizzato dovrà pagare solo le spese straordinarie e di manutenzione. Le innovazioni per il miglior uso delle parti comuni dovranno essere approvate con una maggioranza degli intervenuti all’assemblea e 501 millesimi. Saranno vietati i lavori nelle singole unità immobiliari che possano nuocere alle parti comuni, anche se consentite da norme edilizie. Se un condomino propone una delibera, l’amministratore dovrà convocare l’assemblea entro 30 giorni per votare la proposta. Anche gli inquilini potranno chiedere all’amministratore di intervenire con diffida per tutelare le parti comuni.
Nel 2010 i volumi di energia elettrica scambiati in Italia sono tornati a crescere. Dopo la «debacle» del 2009 (-6,7%), gli acquisti e le vendite hanno registrato infatti una timida ripresa (+1,6%) sopra i 318 TWh. La fotografia presentata dalla newsletter delGme delinea, inoltre, che il prezzo di acquisto dell’energia alla Borsa elettrica nel 2010 è stato pari a 64,12 euro/MWh, con un aumento di soli 40 centesimi rispetto al 2009 (+0,6%). Un fattore di sostanziale stabilità che appare significativo alla luce del sensibile rialzo dei prezzi dei combustibili suimercati internazionali (Brent dated +36%), che ha notevolmente ridotto imargini degli operatori. Nel dettaglio, le vendite dalle unità di produzione dislocate sul territorio nazionale sono cresciute del 2,5%, favorite dalla riduzione delle importazioni (-3,1%). Tuttavia, gli scambi di energia sono risultati ancora inferiori al livello registrato nel 2005. L’offerta di energia elettrica, in media oraria superiore ai 58.000MWh(+2,1%), ha invece consolidato il costante trend di crescita registrato nell’ultimo quinquennio, sostenuto soprattutto dalle unità di produzione nazionali (+2,6%). Quanto all’energia negoziata nella borsa elettrica, pari a 199,5 TWh, si è ridotta del 6,4% e la liquidità del mercato è scesa al 62,6% toccando il minimo dal 2007. Guardando alle varie tecnologie di produzione, l’analisi rivela la crescita delle vendite da impianti a ciclo combinato (+16,6%), su tutte le zone ad eccezione del Centro Sud (-11,5%); più contenuto l’aumento delle vendite da impianti idroelettrici (+4,2%) e geotermici (+0,5%). In calo le vendite da altri impianti, in particolare quelle da termoelettrici tradizionali (-27,9%). Pertanto la quota delle vendite da ciclo combinato sale al 55,4% (dal 48,7%), mentre scende al 14,6% quella dagli impianti termici tradizionali (dal 20,8%).
Secondo una recente indagine nelle case di 1.300 europei, le apparecchiature collegate alla rete elettrica spente o non in uso consumano l’11% di tutta l’elettricità che usiamo. Sono 43 terawattora in tutta Europa, pari all’energia prodotta da 8 grandi centrali termoelettriche o a quella consumata da due terzi delle case italiane. La spesa è calcolata in circa 50-60 euro all’anno a famiglia. Pochi sanno che, già da un anno, dal gennaio del 2010, i nuovi elettrodomestici immessi sul mercato dovrebbero rispettare la direttiva europea secondo la quale gli apparecchi in modalità stand by, ossia spenti ma pronti all’uso, non devono superare 1 W di potenza assorbita, 2W se lo stand by serve a illuminare un display che dà informazioni. Solo gli apparecchi già disponibili nei negozi prima del 2010 potevano legittimamente essere venduti pur se di concezione vecchia e superata. Nel 2013, poi, i limiti saranno ulteriormente abbassati, dimezzando le soglie e imponendo lo spegnimento completo prima possibile, con tempi differenziati per tipo di apparecchi. Costruire apparecchi con queste norme non costa di più: ci si deve solo pensare in fase di progettazione. Eppure, ancora oggi, moltissimi italiani acquistano elettrodomestici non più a norma, invogliati magari da un prezzo apparentemente conveniente, grazie al quale porteranno a casa un’apparecchiatura obsoleta ed energivora che contribuirà sostanziosamente a far lievitare la bolletta della luce. Di fatto, un terzo dei prodotti in vendita oggi non è più a norma, mentre due terzi non lo saranno tra due anni, e a farne le spese saranno soprattutto le nostre tasche. L’Italia, infatti, non ha fatto nulla per favorire l’adozione della direttiva e sta quindi a chi compra fare attenzione, leggere bene le etichette e chiedere informazioni per non farsi rifilare apparecchi superati. Quanto a quelli già in casa, per risparmiare bisogna acquistare una “ciabatta” dotata di interruttore e ricordarsi di spegnerla. Esistono anche prese elettriche intelligenti che staccano completamente la corrente quando l’apparecchio resta in stand by per più di 2 minuti. Gli elettrodomestici più voraci, anche da spenti, sono le fotocopiatrici e le stampanti laser, i decoder della nuova televisione digitale, i router (per il collegamento alla rete), i televisori e soprattutto le macchinette del caffè e i videogiochi. Secondo il mensile dei consumatori australiani “Choise”, PlayStation 3 e X-box, non in uso ma lasciati accesi, assorbono quasi la stessa quantità di energia di quando si gioca, consumando 5 volte più di un frigorifero efficiente e circa il triplo rispetto a uno con le peggiori prestazioni. Ma attenzione anche ai forni, agli impianti stereo, ai caricabatterie dei cellulari che, anche senza avere luci accese, se attaccati alla presa continuano a succhiare energia e soldi. -il salvagente-
Non capita tutti i giorni ad un’impresa, per quanto grande, di sottoscrivere un accordo che vale circa un terzo del Prodotto interno lordo di un Paese. Ma il colpaccio spetta da ieri a Terna, che con il governo del Montenegro ha firmato l’accordo definitivo per la realizzazione dell’interconnessione elettrica Italia-Montenegro. Insomma, un mega cavo elettrico per la trasmissione di energia verde (soprattutto idroelettrica) dalla città costiera di Tivat e Villanova (Pescara). L’intesa è stata ufficialmente sottoscritta alla presenza del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, con l’operatore di trasmissione montenegrino Cges e lo Stato del Montenegro, in qualità di socio di maggioranza della società. Un affare da circa 760 milioni di euro per realizzare la connessione sottomarina tra il Paese balcanico e Pescara. Un’opera che prevede il posizionamento di 415 chilometri di cavo elettrico sottomarino e 25 terrestri interrati. «Nel 2011», ha spiegato l’amministratore delegato della società Flavio Cattaneo, «dovrebbero cominciare i lavori», ma l’ex direttore generale della Rai preferisce non indicare un mese, agganciato com’è alle pratiche di autorizzazione. L’elettrodotto potrà trasportare ben 1.000 MW, praticamente il fabbisogno energetico di una città delle dimensioni di Milano. Ma lo sviluppo dell’hub energetico montenegrino consentirà soprattutto di realizzare una piattaforma elettrica di scambio tra il nostro Paese e quasi tutti gli Stati dell’ex Jugoslavia. Il neo ministro dello Sviluppo Economico ha anche lanciato nuove iniziative per stringere ulteriormente i rapporti di collaborazione economica tra l’Italia e il Montenegro. C’è di buono che l’intesa tra Terna e il gestore montenegrino porterà ad un risparmio, tra minori costi per la bolletta energetica nazionalee la miglior efficienza del sistema elettrico, pari a 225 milioni di euro l’anno. E poi la connessione con l’Abruzzo consentirà di sanare il deficit energetico della regione. Significativo anche l’apporto occupazionale: circa 200 nuovi posti di lavoro in Italia, lavoro e commesse per circa 60 aziende dell’indotto e 600 posti di lavoro in Montenegro.
Una centrale nucleare in Lombardia? Forse sì, anzi quasi di sicuro. Lo ha detto ieri a Milano il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ieri, scatenando subito la polemica. Tra pro e contro, tra destra e sinistra. Il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, prevede che l’impianto sarà costruito lungo il Po, forse in provincia di Mantova o Cremona. «Mi sembrerebbe strano non prevedere che in Lombardia ce ne possa essere una», ha detto il ministro Romani. «Ho incontrato Formigoni – ha spiegato – il quale non ha fatto opposizioni pregiudiziali». Dal canto suo, il governatore della Lombardia dice che «non ci sono pregiudiziali» ma che c’è davanti un lavoro di confronto. «Sono d’accordo con la scelta del governo sul nucleare – spiega – ma la localizzazione delle centrali va pensata con una strategia nazionale. Fa piacere che il ministro abbia preso in mano il dossier ma non abbiamo iniziato a sfogliarlo, e ci siamo detti che lo faremo insieme».
19 aprile, 2011 in 
Creazione siti