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Ai grandi impianti conviene il 55%

Se per un impianto a dimensione familiare, il conto energia resta la strada preferibile, aumentando la taglia la questione cambia completamente. Per un impianto da 20 kW – una potenza forse un po’ esagerata per una casa unifamiliare ma che potrebbe essere adatta per esempio ai consumi di un agriturismo o di più famiglie che si mettano assieme – scegliere la detrazione fiscale del 50% rinunciando al conto energia sembra una scelta decisamente vantaggiosa. Come mostrano le simulazioni di Qualenergia. it e Ater, infatti, sui 25 anni scegliere lo sgravio fiscale anziché l’incentivo sull’energia prodotta porta a guadagnare quasi 30mila euro in più. La detrazione Irpef per le ristrutturazione edilizia, ricordiamo, da giugno scorso e fino al 30 giugno 2013 è stata portata dal 36 al 50% su un limite massimo di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare, spalmata su 10 anni in rate omogenee. Per un impianto da 20 kW, che ipotizziamo costi 46.200 euro (chiavi in mano, Iva compresa), con la detrazione verrebbero rimborsati 23.100 euro in 10 rate da 2.310 euro, ovviamente a patto di avere un reddito tale da pagare di Irpef una cifra maggiore della rata. Uno sgravio che, per questa taglia, rende l’investimento interessante: a Roma si rientrerebbe dell’investimento leggermente prima che con il conto energia – 7 anni contro 8 – e sui 25 anni si guadagnerebbero 28mila euro in più. Risultati, questi, dovuti al fatto che impianti di questa taglia con il conto energia avrebbero diritto a tariffe ridotte rispetto alle taglie minori e, nel contempo, sul mercato hanno un prezzo per kW più bassorispetto ai piccoli: se per un 3 kW si parla di 2.400 euro a kW Iva esclusa, qui si è intorno ai 2.100. Per taglie maggiori, questi punti sono ancora più validi: le tariffe del conto energia e i prezzi degli impianti calano all’aumentare della potenza e dunque la convenienza a scegliere la detrazione fiscale aumenta, anche se c’è da ricordare che la detrazione vale solo per le persone fisiche, mentre nella maggior parte a voler realizzare impianti sopra i 20 kW sono aziende. Altro grandissimo vantaggio della detrazione Irpef infine è che semplifica di netto la procedura burocratica, che il quinto conto energia rende una vera e propria corsa a ostacoli per gli impianti sopra ai 12 kW. Questi infatti (salvo alcune eccezioni come quelli realizzati in sostituzione dell’amianto), sono obbligati a iscriversi in una graduatoria, il cosiddetto registro, che stabilisce l’accesso a un ammontare limitato di incentivi secondo determinati criteri di priorità. Un ostacolo non da poco, come ci spiega l’ingegner Massimo Venturelli di ATER: “Il problema è che, specialmente per gli impianti che non hanno caratteristiche che li fanno salire in graduatoria – per esempio essere abbinati a efficientamento energetico dell’edificio – arrivare agli incentivi tramite il registro potrebbe essere quasi impossibiledato che le risorse a disposizione sono già in parte allocate a progetti che hanno già ottenuto l’accesso”. -IlSalvagente-

Gas e luce, nuova stangata da luglio

Nuovi rialzi per le bollette di luce e gas a partire dal primo luglio. Aumenti in arrivo per le bollette di luce e gas. L’energia presenta il conto: a partire dal primo luglio, la tariffa del gas subirà un rincarò del 2,6% con un aggravio annuo di spesa di 32 euro, mentre per la luce (dopo l’impennata del trimestre scorso) si avrà un mini-incremento dello 0,2%, pari ad appena 1 euro in più all’anno. Rimane pressoché invariata quindi, la spesa per energia elettrica. Gli aumenti sono stati decisi dall’Autorità dell’energia. I prezzi del Gpl invece subiranno un calo del 5,1% per il mese di luglio, con una riduzione per l’utente tipo (286 mc/anno) della spesa annua, pari a 62 euro. Un dato che si accosta a quello dei carburanti, in calo secondo le stime preliminari Istat sull’inflazione. Gas e luce più cari: +2,6% e +0,2% Nuovi rialzi per le bollette di luce e gas a partire dal primo luglio. Secondo quanto deciso dall’Autorità per l’energia, il gas aumenta del 2,6% con un aggravio annuo di spesa di 32 euro. Mini-rincaro invece per la luce che, dopo l’impennata del trimestre scorso, aumenta dello 0,2% (pari a 1 euro in più).

Corto circuito provocato dal contatore

Fiamme da contatore dichiarato inagibile il “Corto Circuito”. Le fiamme sono scaturite all’alba da un contatore e, in pochi minuti, hanno divorato l’area esterna del centro sociale Corto Circuito di via Filippo Serafini, a Cinecittà. Distrutto il gazebo con sedie e tavolini che eranostati allestiti per gli Europei di calcio. Ben quattro le squadre dei pompieri che, poco dopo le 5 del mattino, sono state impegnate nelle operazioni di spegnimento dell’incendio che, come detto, sarebbe partito dal quadro elettrico posto tra la sala concerti e il locale cucina. All’interno della struttura a quell’ora non c’era nessuno. L’intera area è stata poi dichiarata inagibile dai vigili del fuoco al termine di un sopralluogo. Sulla vicenda indagano gli agenti del commissariato Tuscolano, anche se i vigili del fuoco sono ormai certi che non si tratti di un evento doloso, ma accidentale. Con ogni probabilità, ironia della sorte, si è trattato proprio di un corto circuito. Solidarietà è stata espressa, in un comunicato, da Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista.

Aumenta la spesa di energia elettrica

Aumenta la spesa di energia elettrica Arriva nuovo rincaro sulle bollette di energia elettrica e gas. Secondo il Centro studi Nomisma Energia sono possibili nuovi rincari sulle bollette degli italiani a partire da luglio. Causa degli aumenti (del 2% per il gas e dell’1.5% per energia elettrica) l’effetto dei prezzi delle materie prime registrati nei mesi passati. Probabili nuovi rincari sulle bollette degli italiani a partire da luglio. Ad anticiparli, in attesa delle decisioni ufficiali sulle tariffe dell’Autorità per l’Energia a fine giugno, è il centro studi Nomisma Energia. Causa degli aumenti l’effetto dei prezzi delle materie prime registrati nei mesi passati. Da ottobre, spiega il presidente Tabarelli, ‘vedremo riduzioni’ grazie al calo delle quotazioni del petrolio.

Blackout elettrico a Termini si fermano le scale mobili

Blackout elettrico a Termini si fermano le scale mobili. Black out elettrico delle linee A e B della metropolitane, nella fermata della stazione Termini ieri verso l’ora di pranzo. La circolazione dei treni non è stata coinvolta, ma si sono bloccate le scale mobili. In circa 15 minuti il servizio è tornato regolare. A fine maggio, un altro black out elettrico aveva creato non pochi disagi in stazione. Black out alle stazioni Termini e Tiburtina. In serata, verso le 21, sono andati in tilt i tabelloni che informano su orari di arrivo e partenza e sul numero del binario dove prendere il vagone. Anche nel gennaio del 2011 un guasto simile aveva bloccato la linea dell’alimentazione elettrica dei treni (Il black out ha coinvolto le zone tra Prenestina e Termini), provocando il caos a Termini, con forti ripercussioni su tutto il nodo ferroviario della zona.

Certificazione energetica: come influisce sul valore?

Certificazione energetica: come influisce sul valore? A cinque mesi dall’entrata in vigore della norma che impone di riportare nell’annuncio commerciale di vendita le informazioni sulla prestazione energetica dell’immobile (IPE) – Dlgs n. 28 del 3.3.2011 – dobbiamo approfondire il tema relativo all’influsso della certificazione energetica sul prezzo degli immobili. La certificazione energetica, oltre ad essere una garanzia di trasparenza sulle condizioni reali degli immobili, è uno strumento di valorizzazione patrimoniale che può tradursi in leva per il mercato perché introduce, per la prima volta, un parametro oggettivo dei criteri costruttivi dell’immobile, che si traducono nel fabbisogno annuo di energia della casa espresso dalla classe energetica, dalla A alla G. Gli immobili nelle classi A e B hanno un vantaggio in termini di prezzo che può superare il 10%, e comunque, a parità di location, li porta sui valori più alti nelle forbici di prezzo; analoga considerazione può essere fatta considerando gli immobili in locazione, in quanto la classe energetica va ad impattare su bollette e altre utenze. -Dnews-

Arriva la norma riciclo pannelli fotovoltaici

Arriva la norma riciclo pannelli fotovoltaici. I vecchi pannelli fotovoltaici, giunti a fine ciclo, potranno finalmente essere smaltiti senza provocare danni ambientali. E’ stato fissato, infatti, al 30 giugno 2012, il termine entro il quale le aziende produttrici di pannelli dovranno aderire a un sistema o consorzio che garantisca il riciclo dei moduli fotovoltaici. I pannelli fotovoltaici, infatti, sono stati recentemente inclusi anche nella direttiva europea sui Rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee). L’art. 11.6(a) del decreto ministeriale 5 maggio 2011, il cosiddetto IV Conto Energia, cui si aggiunge anche l’indicazione dell’Unione Europea, prevede che i produttori di moduli fotovoltaici forniscano ai loro clienti garanzie sul riciclo dei pannelli per poter accedere agli incentivi previsti. Con la revisione della direttiva sui Raee l’Unione Europea inserisce questa tipologia di apparecchi a fine vita nella categoria 4 dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. In Italia fra i consorzi strutturati per svolgere anche attività di raccolta, trattamento e riciclo di tutte le componenti degli impianti fotovoltaici, compresi i moduli, c’é ReMedia. "In Italia, nel gennaio 2012, sono stati superati i 330.000 impianti in esercizio – spiega Danilo Bonato, Direttore Generale di ReMedia – con una crescita in due anni in termini di numerosità degli impianti del 450%. Questo andamento ha posizionato, inoltre, il nostro Paese al primo posto nella graduatoria mondiale per potenza entrata in esercizio nel 2011. Il fotovoltaico può portare un beneficio all’ambiente anche a fine vita: dagli impianti fotovoltaici, infatti, si possono ricavare ad esempio vetro, alluminio ma soprattutto indio, gallio, selenide, a rischio di esaurimento per la richiesta esponenziale. In prospettiva un recupero di questi materiali su larga scala consentirà di poter attingere a una miniera urbana di materie prime seconde, riducendo le emissioni di CO2 e il consumo di energia". -Ansa-

Energia un’abitazione a idrogeno

Abbattere le emissioni di Co2 e, contemporaneamente, aumentare la produzione di energia pulita e trovare metodi di riscaldamento sostenibili. Queste le performance richieste alla casa del futuro e attorno alle quali si stanno sviluppando progetti e tecnologie. E se la soluzione fosse l’idrogeno? Se l’è chiesto un’azienda piemontese che ha realizzato un nuovo sistema per la produzione di calore ed energia elettrica, a emissioni zero. Si chiama H2ydroGem ed è basato proprio sull’utilizzo dell’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili, che emette esclusivamente vapore acqueo ed evita quindi l’emissione non solodi Co2, ma anche di NOx, ossidi di azoto fortemente inquinanti e nocivi per la salute. Grazie al serbatoio per lo stoccaggio dell’idrogeno prodotto, risolve anche il problema dell’accumulo dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e permette così di riutilizzarla quando richiesto. Il progetto è stato presentato nel corso di Klimahouse 2012, a Bolzano. «Il problema principale del futuro energetico sarà l’immagazzinamento dell’energia prodotta per vie rinnovabili per il suo utilizzo in un secondo tempo – spiega Servilio Gioria, capo progetto di Giacomini Spa l’azienda che realizzato il nuovo sistema per la produzione di calore ad emissioni zero – Ad oggi, l’energia che viene prodotta ad esempio da un pannello fotovoltaico, se non viene utilizzata passa e si disperde in rete. Il sistema H2ydroGem risolve questa problematica: grazie all’utilizzo di una fonte pulita, possiamo catturare l’energia elettrica inutilizzata, trasformarla in idrogeno e metterla in un serbatoio, quindi usarla per riprodurre energia sia termica che elettrica quando ve ne sarà necessità. Il tutto senza emettere anidride carbonica nè ossidi di azoto, ma semplicemente innocuo vapore acqueo».

Casa autosufficiente con impianti a basso consumo

Casa autosufficiente con impianti a basso consumo. Combinare soluzioni energeticamente efficienti e comfort abitativo è possibile. Lo dimostra un progetto concreto, studiato per assicurare il massimo risparmio energetico e, insieme, l’autonomia dell’edificio dal punto di vista della produzione di energia. È Casa Striatto a Mariano Comense, in provincia di Como, uno dei primi esempi di case passive in muratura realizzate in Lombardia, certificata dall’agenzia CasaClima di Bolzano. Grazie ad una simulazione dinamica del Politecnico di Milano, la disposizione dei singoli locali della casa su tre piani è stata studiata per sfruttare al meglio la luce solare: al pianoterra, la cucina, il soggiorno, due bagni e una camera; al primo piano un soppalco, due camere e relativi servizi; al piano interrato, autorimessa e lo spazio di allocazione di impianti tecnologici. Per il riscaldamento dell’ambiente e dell’acqua vengono utilizzati pannelli solari, e quando il clima non consente di sfruttare il sole, la stessa funzione è svolta da una pompa di calore aria/acqua. L’acqua per i sanitari, l’irrigazione del giardino e il lavaggio delle auto si ricava dal recupero dei pluviali, raccolti e convogliati in apposite cisterne. Per evitare le dispersioni di calore nell’edificio, da un lato è stato applicato un rivestimento a cappotto composto da spessi strati di polistirolo e, dall’altro, la casa è stata dotata di uno speciale sistema di aerazione che espelle all’esterno l’aria viziata prelevandone di nuova grazie a uno scambiatore geotermico. Infine, il tetto è stato pensato con una struttura autoportante, scollegata dalla casa, per ripararla dall’irraggiamento e, contemporaneamente, avere a disposizione una grande superficie dove collocare gli impianti fotovoltaici e solari. L’insieme di questi sistemi fa sì che l’edificio sia in grado di consumare solo 10 kilowatt ora per mq all’anno, contro i 50/60 dei fabbricati che rispettano le ultime normative sul risparmio energetico.

Auto, scommessa elettrica

«Il 2012 potrebbe essere un anno decisivo in cui si capirà se l’ecoveicolo riesce a suscitare l’interesse dei consumatori». A sperarci ancora, al Salone internazionale dell’Auto di Detroit, è Ed Hellwig, analista dell’istituto di ricerca sull’auto Edmunds.com. Ma l’ottimismo non sembra prevalere: se infatti tornano ad essere incoraggianti i dati di vendita per i veicoli ad alimentazione tradizionale (+10% negli Usa nel 2011), sono invece negativi quelli sulla vendita dei veicoli elettrici ed ibridi (solo +2,3%). Secondo Antony Pratt, capo analista del settore auto dell’istituto americano Polk, le vendite delle auto ad alimentazione elettrica o ibrida nel breve periodo potrebbero addirittura peggiorare. Quello che frena gli acquisti sono i costi delle vetture, ancora troppo alti per un consumo di massa. La previsione comunque è quella che difficilmente le case automobilistiche abbandoneranno la strada della produzione degli veicoli eco-compatibili. La volatilità del prezzo della benzina e del gasolio, unita ad una sensibilità crescente del pubblico verso i problemi dell’ambiente, terranno aperta la porta all’auto elettrica. E sul fronte dell’alimentazione “ecologica” si sono schierate a Detroit tutte le principali case automobilistiche, da Bmw a Fm, a Lexus, Mercedes, Nissan, Toyota e Volvo. Neanche i dirigenti del settore auto sono del tutto ottimisti sulla rivoluzione elettrica: non pensano di poter superare la soglia del 15% di eco-vetture prima del 2025. Ma il Salone dell’auto inaugurato ieri è anche una vetrina di 40 novità mondiali che i principali costruttori automobilistici hanno scelto di svelare a Detroit per cogliere le opportunità di un mercato che, a dispetto della crisi finanziaria mondiale, negli Stati Uniti ha incassato nel 2011 un incremento del 10%. Al di là dell’Atlantico, invece, si intravede uno scenario depresso, in cui il mercato subisce i contraccolpi della crisi nell’eurozona. Unico costruttore italiano del salone la Maserati che mostra il concept del Suv Kubang. -Dnews/Daria Simeone-

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